Questo è per me l’AMICIZIA

Ci sono momenti di sofferenza o tristezza o giornate come pugnalate nel cuore, quando hai questi momenti prova a bussare alla porta del mio cuore.
La mia vita ed il mio cuore sono sempre aperti per te, queste orecchie possono ascoltare qualsiasi cosa in ogni momento.
Anche questi occhi hanno accumulato tante lacrime per piangere con te.
Quando sei gioioso non c’e’ bisogno di parlare, io lo capisco vedendo il tuo viso; invece quando senti tristezza, solitudine o hai voglia di allontanarti, parla con me di queste cose.
Carico sulle mie spalle la metà del peso della tua sofferenza andiamo avanti insieme questa e’ la nostra strada, fino a quando continuerà la nostra amicizia…
un forte abbraccio a tutti.

Paolo

IL VALORE DEL BENE COMUNE PER UN NUOVO MONDO

IL VALORE DEL BENE COMUNE PER UN NUOVO MONDO

Questo scritto in merito alla Crisi finanziaria mondiale che attanaglia ancora oggi la nostra Italia ed alla necessità e volontà di rivedere tutti gli schemi che regolano la Vita Comune.

Io invito tutti a riappropriarci del bene comune per cambiare il sistema in cui viviamo.

Cambiare l’ottica da consumatori e azionisti, a semplici cittadini.
Cambiare l’ottica da cultori di interessi personali e privati, a promotori del bene comune, per costruire un nuovo modo di vivere insieme.
Queste sono le mie idee per uscire da questa crisi Sociale, Umana e Finanziaria.

Ritengo che l’attuale sistema è fondamentalmente un mondo per pochi, nel quale la persona umana è ridotta a “risorsa umana”, al pari, per esempio, della risorsa petrolio.
Il tempo e lo spazio sono frantumati e ridotti a variabili di costo e di profitto, mentre i diritti umani e sociali, universali ed imprescrittibili, sono svuotati di contenuto, considerati reversibili e negoziabili e trasformati in “bisogni vitali”.

Ritengo importante analizzare questo momento di crisi e pensare che cosa fare per costruire un mondo diverso e, se possibile, migliore.

Il sistema costruito negli ultimi trent’anni è frutto di decisioni prese negli anni Settanta e Ottanta.

Penso, per esempio, all’eliminazione dei controlli sui movimenti dei capitali, all’autorizzazione dell’espansione dei paradisi fiscali, ecc.
Questo sistema “sballato” era stato presentato come la formula più avanzata e organizzata dell’economia capitalistica di mercato globalizzata.
Ebbene questo sistema, presentato anche come il sistema più efficiente dell’utilizzazione delle risorse del pianeta per soddisfare i bisogni della popolazione mondiale, si è rilevato, con i fatti, un fallimento totale.

L’idea di “sviluppo infinito” promesso e proposto dall’economia attuale, veicolato da termini come anytime (in qualsiasi momento) e anywhere (dovunque) quali simbolo della capacità di azione permanente ed illimitata, mostra drammaticamente i suoi limiti e coincide anche con il crollo di molte illusioni relative a logiche di Vita Comune.

In questa crisi, le regole adottate negli ultimi trent’anni ,oggi possono diventare elementi di rottura e di fragilizzazione. Tutti i Paesi,tentano disperatamente di resistere. Ma lo fanno, forse, nel modo sbagliato cedendo a decisioni temporanee e non strutturali.Tutti i Paesi devono rispondere alla crisi strutturale di un sistema che ha contribuito, lui stesso, a fare crescere.

In un sistema come il nostro, è probabile che le soluzioni vere ed efficaci di trasformazione del sistema, non saranno adottate. Perlomeno a corto termine. Perché è la logica del sistema che deve prima trasformarsi.
Ormai siano alla logica “SI SALVI CHI PUO’”

Dopo una prima fase in cui tutti hanno evidenziato la gravità della situazione, convinti però sotto-sotto di poterne uscire abbastanza velocemente, l’esame di realtà non ha più potuto essere rimandato.

I politici hanno dovuto riconoscere che la crisi è davvero molto grave e che non ce l’avrebbero fatta, mantenendo le soluzioni politicamente accettabili dai sistemi dominanti.
Davanti ad una situazione così, la logica del ‘ciascuno per sé’ e del ‘si salvi chi può’, si è fatta largo in maniera forte.

In un contesto in cui l’Unione europea (Ue) si è dimostrata molto debole e in cui ogni paese tenta di uscirne con il minor numero di piume spennate, gli Stati che non sono poi così innocenti rispetto a queste cose, tentano di tenere a galla il sistema finanziario, che a sua volta tenta disperatamente di salvare se stesso.

Insomma, invece di cambiare profondamente, la finanza e l’industria continuano ad affermare “ce la faremo”. Ma ce la faranno a fare cosa? A ristabilire le cose di prima? A riproporre le stesse dinamiche? In verità è che il ripiegamento su se stessi e il disperato tentativo di salvare le proprie penne (imprese, industrie, sistema energetico), è legato all’assenza di un accordo comune.

E non c’è accordo non perché ogni paese è governato da persone col solo scopo di gestione del proprio interesse economico personale, ma perché i principi sui quali il sistema si è sviluppato, impedisce ai nostri governanti di essere responsabili nell’interesse generale. Dunque, ripeto, BISOGNA CAMBIARE MENTALITA’.

Dalla competitività alla cooperazione

In un sistema che fa fatto della competitività la sua bandiera e della concorrenza sfrenata un valore assoluto, cambiare rotta è un’impresa difficile. Come si fa a pretendere che ora tutti diventino cooperativi?
Non è fattibile, ma è però possibile avviare davvero un processo di cambiamento, che deve iniziare da noi.
E’ ora che torniamo ad essere cittadini, e non consumatori o piccoli azionisti.
Il capitale ha coltivato l’illusione che tutti potessero accedere alla ricchezza rapidamente.

Ma a lasciarci le penne non sono mai i grandi gruppi, che giocano con le cifre rosse, ma i piccoli, rigorosamente al verde.

Il principio dei beni comuni, del rispetto del prossimo, della solidarietà, dei servizi essenziali alla vita individuale e collettiva, è fondamentale. I beni comuni rinviano all’idea dell’insieme dei principi, delle istituzioni, delle risorse, dei mezzi e delle pratiche che permettono a un gruppo di individui di costituire una comunità umana.

Una comunità capace di assicurare il DIRITTO AD UNA VITA DEGNA A TUTTI, così come la loro sicurezza collettiva, rispettando la diversità, promuovendo la solidarietà, stilando un nuovo patto con le generazioni future, avendo cura della sostenibilità globale del Pianeta

Un Vero e Sincero abbraccio
Paolo Iorio

SCRIVO A TE……….

Scrivo a te,che stai soffrendo,che piangi e ti disperi,che imprechi e non ti dai pace per questa sofferenza che porti nel cuore come un fardello insopportabile.

Scrivo a te,che pensi di sapere tutto riguardo la sofferenza,le delusioni e il dolore.

Scrivo a te,perché conosco il tuo rancore,la tua disperazione,il senso di smarrimento e solitudine,la paura e l’angoscia.

Scrivo a te,perché non comprendo la tua presunzione,la tua curiosità e i tuoi modi di pensare quando mi consideri lo “Sfortunato”. Perché io conosco i miei limiti e i limiti del debole che vive vicino a me,ma detesto i tuoi sguardi di compassione superflua e la tua curiosità ostentata della quale faccio volentieri a meno.

Scrivo a te,che vorresti mollare,che vorresti chiudere e buttare la chiave,che non accetti la tua croce, perché vorresti poterti donare un pò di pace,di serenità e sano conforto.Vorrei dirti di rialzarti,di riprendere il cammino,di respirare a pieni polmoni quest’aria di VITA.

Scrivo a te,che non hai ancora capito che la diversità non deve essere emarginazione, ma valore, che il debole può diventare forte,che la croce può diventare VITA.
Scrivo a te,che predichi per le strade il bene gratuito e pubblico che elargisci trascurando il bisogno nell’intimità della tua casa.

Scrivo a te,che hai smesso di sorridere alla vita,dimenticandoti che il sorriso è Amore e dona più di quanto possa costare.

Scrivo a te ,che amo, perché tu ci sei e non mi abbandonerai mai, perché mi dai serenità,tranquillità e pace,perché in te ho trovato un porto sicuro e ringrazio Iddio di averti incontrato sul mio cammino.

Scrivo a te,che odio per la tua mediocrità,la falsità dei tuoi sentimenti,il senso di onnipotenza che ti porta a pensare di avere sempre dalla tua parte la verità.

Scrivo a te,che mi hai donato la vita,per ringraziarti di non avermi mai abbandonato,di avermi accettato e amato in tutti i momenti della mia esistenza. Di avermi affiancato nel cammino della vita, dove ho corso,ho camminato, ho inciampato,ma grazie anche al tuo aiuto mi sono rialzato.

Scrivo a te,che con fraterno amore mi sei vicino facendomi da specchio:riflettendo i pregi e i difetti che porto con me nella quotidianità dei miei giorni.

Scrivo a te,a cui ho donato la vita,perché sei la mia luce,la parte migliore di me. Sei i miei momenti “no”, ma sai essere anche i miei migliori momenti”si”.Ringrazio di averti avuto e prego Dio, perché possa fare il possibile affinché tu possa avere il padre migliore che potevi immaginare.

Attraverso questo scritto ho voluto manifestare un pò di emozioni,perché da sollievo scrivere i propri pensieri,e perché sento la necessità di comunicare un pò con tutti: con chi soffre e con chi a volte involontariamente fa soffrire.

Si impara qualcosa da tutti,le esperienze insegnano e temprano,anche quando sono brutte esperienze; sono convinto che ognuno di noi sia fautore della propria fortuna con la sopportazione,la sollecitudine e la volontà do sopravvivere.

Qualcuno di noi forse non ha vissuto un anno perfetto,ma ce ne sono stati?

E’ mai esistito un anno in cui l’amore,la salute e la fama che desideravamo si siano presentati?

Eppure nonostante le delusioni impariamo a tirare avanti…….a fare sempre meglio….a illuderci che verranno tempi migliori e se continueremo a illuderci chi può dire che l’anno perfetto non sia dietro l’angolo ?!

Queste semplici parole,le ho scritte con il cuore e spero facciano breccia nei cuori di tutti coloro che si sentiranno chiamati in causa leggendole.

Un forte abbraccio

Paolo

Paolo….ma perché???..ma lascia perdere…non pensarci..

Oggi, un mio conoscente, è entrato nel mio studio e ha notato che ero un po’ affranto dopo aver letto delle notizie di cronaca. Mi dice…”Paolo..te la prendi troppo…è la vita…”

Mi soffermo su questa sua esternazione…lo guardo…e gli dico: “Ora ti spiego cosa vuol dire essere una persona sensibile”….

Una persona sensibile, vive, suo malgrado un rapporto spirituale diretto, e per questo, non si chiede di cosa apprendere da tale sensibilità, ma cosa costruire con un dono così importante.

Poter attingere all’onniscienza significa ascoltare e prepararsi a conoscere i problemi altrui in modo di poter intervenire nella giusta misura con grande responsabilità, questo a favore di tutte le richieste d’aiuto e per la crescita del nostro mondo.

Ricercare l’”invisibile” non significa soddisfare una semplice curiosità, ma prendere coscienza, entrare in sintonia con le anime delle persone che vivendo con te, con te dividono gioie e dolori continuamente, e questa alleanza se non è gestita con equilibrio, può diventare un difficile rapporto che influenza il libero pensiero.

Questo fa capire che non è un privilegio, ma uno stato di vita, qualcosa che hai dentro e che ti trascina sempre e a tutti i costi, quel prurito che ti fa grattare la dura scorza dell’indifferenza e dell’ingiustizia, l’infinita volontà che sostiene deboli e indifesi, e che ti gratifica solamente quando le cose prendono la giusta via o, quando vedremo dall’ambiente spirituale, il nostro operato terreno.

Ecco il vero costo, il giusto prezzo per soddisfare questa scelta di vita, che non è protagonismo, ma solamente amore.

Un abbraccio…da un convinto illuso

Paolo

LE COSE VERE DELLA VITA cercate di assimilarne il concetto…difficile?..no…saggio!

racconto: Era una mattinata movimentata, quando un anziano gentiluomo di un’ottantina di anni arrivò per farsi rimuovere dei punti da una ferita al pollice.
Disse che aveva molta fretta perché aveva un appuntamento alle 9:00. Rilevai la pressione e lo feci sedere, sapendo che sarebbe passata oltre un’ora prima che qualcuno potesse vederlo.
Lo vedevo guardare continuamente il suo orologio e decisi, dal momento che non avevo impegni con altri pazienti, che mi sarei occupato io della ferita.
Ad un primo esame, la ferita sembrava guarita: andai a prendere gli strumenti necessari per rimuovere la sutura e rimedicargli la ferita.
Mentre mi prendevo cura di lui, gli chiesi se per caso avesse un altro appuntamento medico dato che aveva tanta fretta.

L’anziano signore mi rispose che doveva andare alla casa di cura per far colazione con sua moglie.

Mi informai della sua salute e lui mi raccontò che era affetta da tempo dall’Alzheimer.

Gli chiesi se per caso la moglie si preoccupasse nel caso facesse un po’ tardi.

Lui mi rispose che lei non lo riconosceva già da 5 anni.

Ne fui sorpreso, e gli chiesi: ‘E va ancora ogni mattina a trovarla anche se non sa chi è lei?’

L’uomo sorrise e mi batté la mano sulla spalla dicendo: ”Lei non sa chi sono, ma io so ancora perfettamente chi è lei’.

Dovetti trattenere le lacrime…Avevo la pelle d’oca e pensai: ‘Questo è il genere di amore che voglio nella mia vita’.

Il vero amore non è né fisico né romantico.

Il vero amore è l’accettazione di tutto ciò che è, è stato, sarà e non sarà.

Le persone più felici non sono necessariamente coloro che hanno il meglio di tutto, ma coloro che traggono il meglio da ciò che hanno.

Spero condividerai questo messaggio con qualcuno cui vuoi bene, io l’ho appena fatto.

La vita non é una questione di come sopravvivere alla tempesta, ma di come danzare nella pioggia.

Sii più gentile del necessario, perché ciascuna delle persone che incontri sta combattendo qualche sorta di battaglia

un abbraccio
Paolo

come è morire?..come prepararsi a tale evento?

Chi mi conosce, sà bene che dopo aver incontrato 5 volte la morte ed essere, fortunatamente,rifiutato da essa, ho vissuto esperienze che poco hanno col terreno.

Una delle grandi curiosità che mi vengono spesso rivolte è questa:
“Paolo, tu che hai avuto modo di sapere, com’è morire?
E come pensi sia il modo adeguato per prepararsi a questo momento?

Quando saremo richiamati alla casa del Padre, sarà un gran giorno per noi.

Lasceremo il nostro corpo, come un manichino vuoto, tra le mani di chi piange e, spinti dai sentimenti d’amore da una parte, pungolati dai risentimenti dall’altra, seguiremo in punta di piedi il nostro spirito-guida che amorevolmente ci conforterà e ci introdurrà nel nuovo mondo.

Qui, in silenzio, metteremo i nostri doni sulla soglia di quella casa e busseremo in cerca di perdono, di pietà, di comprensione, in attesa che quella porta, forse, si apra.

Proprio li, in quel momento di raccoglimento e preghiera verremo confortati da una improvvisa gioia, ritroveremo tutti quelli che abbiamo disperatamente pianto in vita credendoli perduti per sempre.

Sarà una grande festa, esalteremo l’amore che ci univa e da questa grande gioia saremo distratti solo dal dolore che si alzerà da chi rimane in lacrime.

Ecco cosa fanno meditare queste due vite parallele che si uniscono continuamente da sentimenti opposti, quando piange una parte, gioisce l’altra, così perpetuando.

Ma torniamo al momento della morte.
Non sarà uguale per tutti il modo del trapasso…le differenze saranno in base al tipo di morte.

Chi arriverà da una lunga malattia, lo farà con un sospiro di sollievo, finalmente guarito.

Chi arriverà da incidenti, disastri, terremoti, non lascerà il suo corpo allo stesso modo: la morte violenta o traumatica avrà bisogno di un sostegno particolare, facendogli capire che la sua prova è finita, che il suo passaggio doveva lasciare un solco profondo d’amore.

E come rispondere alla domanda “come prepararsi a questo momento?”

Sicuramente bisognerebbe costruirlo dalla nascita, pezzo per pezzo; daremmo così corpo a quel mosaico che diventerebbe il vero scopo della vita.

Dovremmo cominciare col chiederci più spesso cosa è la nostra vita, dove ci porta, a chi serve.

Cosa si aspetta da noi Dio, quali prove troveremo sulla nostra strada, quante sofferenze per arrivare all’amore, quante volte alzeremo gli occhi per chiedere aiuto?

Chissà se mai capiremo il disegno Divino, se riusciremo col mettere a frutto tutto quello che ci verrà dato, chiederci spesso come mai le malattie e i dolori sono parte importante della vita e più importante ancora il sollievo del miracolo.

Inutile, all’ultimo attimo, chiedere perdono di tutti i fallimenti.

Come potremmo farci perdonare ciò che farebbe rabbrividire noi stessi?

Come vedete, sono infinite le strade che portano alla morte, una soltanto per arrivare a Dio.

Un forte abbraccio a tutti
Paolo